Cervia sempre Mondiale (e Olimpica?)

  • Scritto da Marco
  • 24.08.2016  20:37.44
  • Beach Tennis
  • 997 click
  • nessun commento

(foto Max Hamm - ITF)

Per il quarto anno consecutivo il miglior beach tennis mondiale ha celebrato il proprio “matrimonio” con la terra, la sabbia, i luoghi e le magie turistico-ambientali che, trent’anni fa, ne permisero la nascita.

Il cervese Paolo Caponigri ha messo nome, faccia, mesi di lavoro preparatorio e giorni di febbrile attività sul progetto, sulla visione iniziale, sull’allestimento e sull’ennesimo, prodigioso risultato finale, in tempi in cui quasi ogni attività sportiva è in regressione e difficoltà.

Il Bagno Delfino dei fratelli Ceccaroni ha nuovamente avuto la forza e la voglia di trasformarsi in una multi arena sportiva, di dotarsi delle mille esigenze del beach tennis senza ledere il relax e la vacanza degli altri bagnanti, ma, anzi, offrendo loro una seduzione in più, quella rivelatasi ancora vincente dei racchettoni “roventi” e degli specialisti provenienti da tutto il mondo che meglio li sanno maneggiare.

Caponigri ha voluto metterlo nel claim: “Road To Olympics”. Un viaggio - appena partito ma pienamente in corso - verso il riconoscimento di essere una cosa seria, una di quelle che il Comitato Olimpico non potrà trascurare a lungo, se si pensa allo sconsolante valore spettacolare, televisivo e talvolta tecnico di alcune discipline già nel programma a cinque cerchi. (nella foto a lato la conferenza di presentazione con il sindaco Coffari e il dirigente del main sponsor Bper)

Lo abbiamo detto tante volte nel tempo e dobbiamo sicuramente ripeterlo: la “forza” di Cervia è che le decine di volontari che fanno cose utili al Mondiale (dalle piccole di contorno, a quelle fondamentali di sostanza) sono tutti appassionati di questo gioco e hanno l’orgoglio di sapere che in questi tempi maledetti e difficili, è venuta gente da ogni parte del mondo per metterli alla prova, per vedere se questi romagnoli ci sanno effettivamente fare come si dice.

Dica chi è venuto se l’operazione è riuscita o meno. Se qualcun altro, in qualche altro punto della cartina beach tennistica del mondo, avrebbe saputo fare di meglio e farlo con questi budget, genuini come il sangiovese, ma essenziali come la piadina.

La spettacolare alternanza di pastasciutte colorate, saltate al momento per il palato degli atleti, è stata una chiave di efficienza e servizio, ma anche di buonumore, aggregazione e “cultura” (e si poteva anche accentuare, magari in forma sponsorizzata, la caratterizzazione “romagnola” dei cibi offerti).

Il salottino del fisioterapista ha funzionato alla grande con soddisfazione di tutti. La “passeggiata” commerciale ha permesso di vedere in pochi minuti tutto quello che al mondo c’è di buono per giocare a grande livello a beach tennis (le racchette, innanzitutto) e per vivere belli e felici le ore di sport e relax sulla sabbia.

Il grande Pira si è procurato per tempo la bandiera della Serbia, esordiente ai mondiali, che ancora gli mancava. L’ha messa vicino alle altre 24, ha coordinato i bambini e ha regalato al Mondiale un’altra piccola, semplice e divertentissima festa di colori. Sembrava dire Pira a nome di tutti gli organizzatori “Sbat’è caz se a casa vostra una di queste bandiere non va d’accordo con un’altra: qua siamo in Romagna e per una settimana si gioca e si va d’accordo tutti, capito?”

Sabato è stata anche la sera degli Oscar, un’iniziativa tradizionalmente bersagliata da varie critiche. Ma se un giorno il Comitato Olimpico chiedesse se c’è un riconoscimento ufficiale degli atleti più bravi… Ebbene c’è. L’ho inventato io, mi ci sbatto sopra da sei anni con l’insostituibile supporto di Gianni Pascucci e con la valorizzazione del Doc Buccelli, che ha voluto fortemente gli Oscar in passerella al Mondiale. E con 41 giurati e 16 categorie l’albo d’oro ospita solo nomi di campioni. A prova di critica.

Insomma, con gli eventi collaterali, le accomodation (la mitica walking distance fra gli hotel e i campi di gara), le iniziative speciali, il confort, l’intrattenimento (anche l’inno della soprano per la cerimonia finale), l’informazione (decine di ore di diretta streaming, comunicati e risultati super tempestivi) non si è scherzato. E con un mare dolce e pulito 50 metri avanti, una pineta curata e profumata, le bellezze di Ravenna, Rimini e San Marino (oltre che della stessa Cervia) a distanza, oserei dire “pedalabile”, per escursioni di ogni tipo… la settimana mondiale al Delfino è un’esperienza completa e unica. Sia se siete fenomeni con il racchettone, sia (e forse più) se non lo siete o se siete semplici accompagnatori. Un fardello ereditario pesante per chi volesse pensare di rilevare l’organizzazione con i “fantasmagorici” (?) utili che qualche sprovveduto pensa che se ne ricavino…

 

E adesso andiamo in campo.

Tre tabelloni open e sei giovanili. Riccardo De Biase ad orchestrarli con l’esperienza di Riccardo Ragazzini a supporto. Stuart Barraclaugh di ITF mantiene quel aplomb britannico così magicamente compatibile con la ruspante organizzazione romagnola. Questo feeling è una delle chiavi della quadriennale fiducia concessa al Delfino come sede del Mondiale (e l’edizione 2017 è ancora da assegnare, vuoi vedere che…)

Tutto trasparente, tutto stampato ed esposto, tutto rapidamente on line a portata di un clik di smartphone. Così si fa, ragazzi.

Nel mare magno dei tabelloni di qualificazione troviamo “parvenu” di nazioni improbabili e la presenza elegante e sobria di alcuni uomini e alcune donne che questo gioco lo hanno praticamente inventato, lo hanno dominato e hanno viaggiato per farlo conoscere al mondo in anni in cui - alcuni giovanotti che si prendono oggi la briga di eliminarli - erano nati da poco.

I ravennati Lele Bianchedi, Gianluca Chirico, Maurizio di Cori, Elisa Marino, Marco Montanari, i forlivesi Peo Barbieri e Marzio Bartolini… Non andranno granché bene le cose per Forlì e Ravenna.  Ma un tabellone che comprende questi nomi acquista briciole preziose di nobiltà.

Aldilà di queste partecipazioni di bandiera, la gloriosa Ravenna perderà i propri pezzi in anticipo rispetto al previsto. L’acciaccato neo-sposo Mingozzi esce al primo turno; l’ormai manager di settore Alan Maldini si spingerà solo fino al secondo, come Marco Garavini, leggenda vivente del “Centrale” (4 vittorie), bloccato nel derby cittadino da Meliconi, che subito dopo cadrà sotto i colpi dei KaKà. Se ne va in una tempesta di vento anche il quarto di finale di Calbucci, fatale anche a Matteo Marighella, in condizioni fisiche molto precarie che lo costringeranno a non onorare il titolo conquistato l’anno scorso e il N.1 del seeding e a chiudere anzitempo la stagione.

Fra le donne a far più strada è Camilla Ponti (in arancione con Ninny Valentini) , che arriva alla semifinale, dopo che le concittadine Corbara e Bacchetta erano già fuori dalle sabbie nobili del Delfino.

Un ricambio “geografico” oltre che generazionale. La città-guida sembra diventata ora la vicina (e rivale) Cesena, che mette in pista un crak da N.1 (Miky Cappelletti) e la più interessante e affollata linea-verde. Alla “vecchia” Ravenna tocca sperare nel 14enne Mattia Bazzi che vince il titolo di categoria.

Spulciando fra i risultati del primo turno maschile troviamo qualche perla: Casadei e Faccini battono bene Fontana e il brasiliano Gimpel; poi perderanno l’esame di maturità contro l’improvvisata (ma evidentemente fortissima) coppia italo-russa Valmori-Burmakin, confermando una discreta continuità ancora priva, però, di “risultatoni” .

Chiesa e Stuto fanno 8 games prima di lasciar andare la ben conosciuta classe di Calbucci e del granatiere Giovannini, recuperato poche ore prima del Mondiale con una scelta improvvisata del “divo” Calbu.

Un giocatore che destava curiosità era l’arubiano Samardzic, protagonista con Vini Font della clamorosa vittoria nel premondiale di Kazan, il più ricco torneo di ogni tempo (50mila$ “ma abbondantemente tassati!” come specificano i reduci dell’avventura russa). Il “tropic-olandese” si presenta con la wild card statunitense Helmut, ma il trattamento che subiscono al primo turno dai qualificati romani Benussi e Chiodioni è “sanguinoso”…

Sul centrale si gioca un derby russo con “intrusione” dell’intramontabile cagliaritano Paolo Tronci che si accoppia a Syrov contro Guryev e Kuptsov. Ne esce una partita interminabile e nervosa che il campione sardo deve lasciar andare fra mille rimpianti dopo essersi battuto da leone fino ai vantaggi dei due tie-break decisivi

Da rilevare la vittoria solo sfiorata dai greci (troppo complicato imparare i loro nomi: se tornano l’anno prossimo prometto di farlo) contro gli habituees brasiliani di Cervia Santos e Ferreira.

 

Negli ottavi i N.1 del seeding Marighella e Cramarossa devono “rigirare” una frittata quasi compiuta sull’1-5 del secondo set contro i francesi Irigaray e Guegano, vincendo in rimonta, ma accumulando qualche dubbio sul proprio potenziale. Il 43enne romano Chiodioni e il concittadino Benussi, invece, sembrano ribadire a suon di schiacciate che il clamoroso risultato di Viareggio (finale!) non era casuale. Per battere in due set Pazzaglia e Strano ci vogliono “argomenti” importanti.

Due degli ottavi vanno ai “supplementari” in partite combattutissime: Meliconi trova in Alessi un possibile progetto per una coppia di alto rango: i due battono Garavini e Beccaccioli, altra coppia “fresca”. “Con l’esempio di Chiodioni davanti – commenta Garavini ritirando l’ “Oscar” per il migliore attaccante – posso progettare di giocare ancora un sacco di anni e rifarmi di questa sconfitta”.

I giovani marchigiani Appiotti e Pesaresi, invece, si divorano le mani fino ai gomiti per non aver colto preziose occasioni contro Ferreira e Santos, che se ne vanno ai vantaggi del tie-break del terzo con l’oro della vittoria.

 

Nei quarti l’ingegner Nikita Burmakin da San Pietroburgo impone i suoi numeri: batte fortissimo, inventa “giostre” di ribattuta che tolgono riferimenti, ha una velocità di piede e di gambe fuori dall’ordinario (preziosissima per inventare schemi anche nel misto). Marighella e Cramarossa (che fu avversario di Nikita nella torrida semifinale del 2015) giocano un ottimo secondo set, ma anche gli episodi girano le spalle: non è proprio il loro mondiale. Non potranno tornare nell’arena della finale che li vide da avversari lo scorso anno.

 

 

 

Benussi e Chiodioni si rapportano al “monumento” Calbucci. Ne esce una partita infastidita dal vento, che tuttavia è ricca di emozioni e di giocate. Dopo un tie-break per parte il match si infiamma. Chiodioni con una serie di balzi in difesa palesa una iper-condizione fisica. L’allenatore Tazzari la spiega: “E’ un atleta perfetto, si allena con coscienza da anni come tennista e negli ultimi tempi come beacher. E’ il vero professionista. Fisicamente è più giovane di molti ragazzi che ci sono qui”.

Nella parte bassa del tabellone Carli e Cappelletti tritano in un derby romagnolo Alessi e Meliconi in due set

Santos e Ferreira, invece, centrano l’obiettivo della semifinale sui russi Guryev e Kuptsov. I due paulisti di Santos vincono il premio-fedeltà per il legame inscindibile della loro coppia e la regolarità di risultati di livello.

 

Benussi e Chiodioni arrivano alle semifinali facendosi precedere da interviste ruspanti e “gajarde