Laurina: piacere di conoscerti
Suppongo che non vi interessi un granché ma vorrei parlarvi del mio rapporto con Laura Pausini.
Nel febbraio del 1993 vince la categoria “giovani” del Festival di Sanremo. Lei ha meno di 19 anni e io, che sono davanti alla TV, meno di 26. Mi fa piacere sapere che si tratti di una mia conterranea (Solarolo è a 20 km da Ravenna). Ma la canzone “La Solitudine” non mi convince (e non mi convincerà neanche in seguito, la considererò una delle peggiori del suo repertorio). E non mi convince un granché nemmeno lei: graziosa nell’emozione, ma piuttosto sciapetta come personaggio.
Ma il suo successo è notevole e le dà la spinta per partecipare a Sanremo 1994 nella categoria “vip”. Collaboro per un settimanale che mi manda a Solarolo per cercare un pezzo “di ambiente”. Mi ritrovo nella sala parrocchiale del paese. Parlo con suor Antida, che le diede le prime lezioni di canto, con una ragazzina a cui faceva da baby sitter e con un altro po’ di solarolesi . Hanno tutti parole di miele per lei. Cerco invano il “Marco” che se ne andò e non tornò più (lo identificherò solo un bel po’ di anni dopo). Insomma vedo un paesino orgoglioso della sua ragazzina, sulla giusta via per diventare star.
Presenta Baudo che, intervistandola, le fa notare che ha cantato meglio della sera prima, in cui aveva avuto alcune indecisioni. “Uei ciò!” dice lei cercando di spiegare… E’ l’esclamazione più tipica della romagnolità. I suoi compaesani nella sala parrocchiale sorridono. Anche a me piace questa spontaneità non scalfita dai 12 mesi di popolarità appena vissuti.
Alla fine arriva terza con la sua “Strani Amori” , ancora un brano non particolarmente convicnente. Vince la anonima “Passerà” di Aleandro Baldi. La sala di Solarolo accetta il verdetto con sportività.
Nell’autunno 1994 il teatro Manzoni di Milano ospita la presentazione del campionato di pallavolo. Sono fra il pubblico e l’ospite d’onore è… Laurina! Non lo sapevo. Era l’epoca pre-social, era difficile informarsi. Lei premia lo schiacciatore Lele Fracascia (arrampicandosi simpaticamente come può su un uomo alto 30 cm più di lei) e canta con grinta la sua nuova hit “Non C’è”. Ottimo pezzo, finalmente. Un pop veloce con testo proto-marxista. E una grande esecuzione. Brava Laurina! W la Romagna!
Nel 1995 faccio due vacanze a Cuba. Laura è conosciuta ovunque con le versioni in spagnolo delle sue canzoni, ma anche con quelle in italiano.
E siamo al 1997. Laura è una star affermata ed è pronta ad un tour internazionale. Da dove partirà? Da Ginevra! E quando? Una domenica di febbraio! Incredibile! Lo stesso fine settimana e la stessa città in cui la squadra di pallavolo di Ravenna giocherà la finale della coppa europea che dovrò seguire per la mia radio.
Facciamo una pagina in cui Laura e la squadra si fanno reciprocamente gli auguri? Proposta accettata. Il capitano di volley si fa aiutare dalla fidanzata insegnante e raccogliere il suo messaggio è facile. Ma come faccio con Laura? Non è il mio mondo. C’è la conferenza stampa di presentazione del tour. Mando una serie di fax. Riesco a farmi accreditare.
Arrivo in un lussuoso hotel sul lago. Mi accoglie cortesemente un signore dai capelli bianchi. “Sono Fabrizio!” dice facendo scivolare la zeta, come facciamo noi romagnoli. E’ il papà. Si scusa perché la conferenza stampa di Laura si sta protraendo, ma garantisce che dopo ci sarà modo di incontrarla.
Mi accomodo nel salottino. Sento Laura in lontananza. Risponde disinvoltamente in varie lingue alle domande che le vengono poste. Alla fine sento che saluta e si rifugia nel suo camerino. Fabrizio dice “Adesso la vado a chiamare. Aspetta qui”.
Fabrizio, sulla porta del camerino, dice: “Lavra! Ce n’è un altro!”. “Oh no!” risponde lei dall’interno.
“Mo l’è ad Ravèna!”.
Laura esce di scatto dal camerino, sorpassa il padre e mi punta dritto: “Ci ad Ravena da bò?”
Devo spolverare il mio dialetto non ottimale per tenerle testa. E’ frizzante, brillante, simpatica, chiacchierona, gentile, divertente e divertita. Due occhi sempre vivaci, attenti, interessati. Sono completamente conquistato. Io non sono nessuno. Un inviato di un minuscolo giornale di provincia vestito (non ricordo, ma posso immaginare), come uno spazzacamino mentre lei ha appena parlato con i più importanti corrispondenti della musica internazionale. Siamo in un hotel a mille stelle ma è come essere al bar fra amici. Parliamo di tante cose, anche delicate, come il suo rapporto privilegiato con Cuba vittima di embargo. E della pallavolo. Troviamo un contatto quando capiamo di avere in comune l’amicizia di Beatrice Zanotti, sua paesana, giocatrice di serie A della Teodora. Alla fine le spiego di cosa ho bisogno. Laura capisce subito e mi detta un bell’augurio in dialetto per la squadra.
Fabrizio mi congeda dicendo “Ciò, quando veniamo a Ravenna devi venire!”. E molti mesi dopo, si ricorderanno l’episodio e mi concederanno volentieri due biglietti per un Pala de Andrè peraltro mezzo vuoto (andrà meglio nel 2005 con un sold out).
Qualche mese dopo dalla mia postazione di sportello vedo entrare un signore con l’aria di andare di fretta. Mi inchioda con lo sguardo: “Beh? E te cosa ci fai qui?” ma non ha tempo per indagare sul motivo per cui chi ha intervistato la figlia per il settimanale sta presidiando lo sportello di un ufficio pubblico. “La Lavra ha bisogno di questo documento per esibirsi all’estero. Lo ha chiesto a nome della società Panna Montata!”. “Bel nome” dico io. “Lo ha scelto lei!” mi risponde con orgoglio.
Nel 2009 organizzo una show-sfilata in piazza, dedicato ad ogni decennio della storia della mia città. Apro il “quadro” dedicato agli Anni Novanta con l’annuncio di Baudo della vittoria sanremese di Laurina.
Nel 2013 scrivo un libro sulla storia del beach tennis, lo sport inventato proprio qui nelle nostre spiagge. Anziché scrivere un’introduzione mi affido a quattro citazioni di romagnoli aventi come argomento la spiaggia. Una è del poeta Giovanni Pascoli. Una è di Raul Casadei. Una è di Luca Carboni (che è bolognese, ma ci dedica la sua “Mare Mare”, che calza a pennello. E la quarta è di Laurina: “Ti aspetterò / Senza andar via / Come fanno già le rondini nell’aria / Nella terra mia / Che invecchia, ma / Sulla scia di un’altra età ballando sogna / Mentre la tenera luce dell’est / All’alba illumina speranze e ginestre / E il cielo è così celeste”.
A Sanremo 2018, duetta con il maestro Claudio su “Avrai” e alla fine gli urla “ma chi sei? Chi sei?”, togliendosi dal palco per lasciare da solo, al centro, l’autore di quel capolavoro. La Hunziker la va a recuperare e le dice “Grazie Laura”, ma lei risponde grintosa, alla romagnola “Ma grazie cosa? Uno viene a Sanremo (con la E stretta, come si usa da noi), duetta con Baglioni e poi lo ringraziate anche???”
Ho seguito e seguirò sempre con affetto la sua grandissima carriera. I mega show, ma anche le performance televisive, la verve comica e le interviste in cui manifesterà sempre la sua intatta e preziosa freschezza di paese, nonostante i trionfi, i premi, la maternità, le collaborazioni con le superstar mondiali, la popolarità planetaria. Oltre alla super-voce ho sempre apprezzato la scelta attenta di ottime canzoni che l’hanno valorizzata.
Nel 2022 guardo con emozione il film documentario “Piacere di conoscerti”, giocato su due profili (entrambi interpretati da Laura): uno reale, che racconta vita e trionfi della star, ed un altro immaginario, in cui le cose a Sanremo 1993 non vanno bene e la giovane Pausini completa gli studi da ceramista, apre un suo laboratorio in paese, canta solo alle festicciole delle amiche e mette al mondo un figlio che ascolta musica trap.
Le due Laura, quella vera e quella immaginata, si incontrano in una fredda notte solarolese, resa livida e deserta dalla follia del lockdown di quel periodo. “Piacere di conoscerti!” dicono sorridendosi reciprocamente nella scena finale.
Domenica sarò all’inaugurazione della casa-museo di Solarolo. Riuscirò anch’io a dirle ancora, dopo 28 anni “Ciao Laura, piacere di conoscerti”?
#LauraPausini

